“Per un festival internazionale ci vuole un maestro di fama internazionale” Come d’Arte intervista il maestro Carlo Boso

E’ la prima intervista che viene concessa a Come d’Arte e non poteva che essere fatta ad uno tra i più grandi nomi della Commedia dell’Arte, il maestro di fama internazionale, nonché persona umanamente straordinaria, Carlo Boso:

A.S. “Salve maestro, un profondo saluto da Come d’Arte.”
C.B. “Salve a tutto Come d’Arte.”
A.S. “E’ un immenso piacere incontrarla di persona. Come sa noi facciamo parte di un team di quattro compagnie che stanno organizzando un festival internazionale di Commedia dell’arte, il “Come d’Arte”, che si terrà a Roma dal 22 al 28 febbraio e che sta cercando di coinvolgere non solo realtà più o meno giovani che si occupano di commedia, sia portando una settimana di spettacoli e di workshop di qualità, per far conoscere a più persone possibili la Commedia dell’Arte in vista della giornata mondiale che celebra la sua nascita in Italia nel 1545, il 25 Febbraio. A tal proposito vorremmo farle qualche domanda.
C.B. “Prego.”
A.S. “Qual’è la prima cosa che le viene da pensare quando si parla di Commedia dell’Arte?
C.B. “Il fatto che un gruppo di persone siano riuscite a far conoscere il mestiere dell’attore come una vera e propria professione.”
A.S. “La Commedia dell’Arte è ancora attuale? Riesce ancora a parlare realmente alla gente?
C.B. “Direi che per un’esperienza personale posso affermare di si, avendo fatto parte della compagnia del Piccolo Teatro di Milano per anni nell’Arlecchino servitore dei due padroni e avendo poi partecipato alla creazione del T.A.G. Teatro di Venezia con cui abbiamo girato il mondo con degli spettacoli basati sulla Commedia dell’Arte. L’interesse che suscita questa forma di teatro, quando è fatta di crismi quali qualità, professionalità e capacità riesci evidentemente ancora oggi a parlare alla gente.”
A.S. “Come si innesta la tradizione della Commedia dell’Arte in una società profondamente cambiata rispetto all’epoca in cui nacque?”
C.B. “E’ cambiata nella forma ma non nei contenuti. Ci sono servitori e padroni come una volta, il rapporto uomo-donna a livello di eguaglianza in gran parte del pianeta non è ancora risolto, per tanto i valori che propagano giustizia comprensione ed equità nella Commedia dell’Arte sono ancora assolutamente validi. E’ una forma di teatro politico dove attraverso la rappresentazione teatrale si propone un modello di società.”
A.S. “La commedia dell’arte è nata in Italia. Perché hai scelto di concentrare il tuo lavoro in Francia? Quali sono le speranze che nutri per la cultura italiana in questo momento storico-politico?”
C.B. “L’Italia è sempre stata complicata sul piano politico. Se è vero che la Commedia dell’Arte è nata in Italia, già nei secoli scorsi vi è stata un’immigrazione di attori verso la Francia in quanto è, ancora oggi, una terra in cui la Commedia dell’Arte è stata ed è riconosciuta con grande valore. Io per primo sono dovuto emigrare in Francia a causa dei grandi problemi che si sono riscontrati a Venezia negli anni ’90, quando il T.A.G. Teatro fu liquidato dallo stato italiano costringendomi ad emigrare in Francia dove ho poi fondato l’Académie Internationale des Arts du Spectacle a Versailles e la Francia ha aperto le braccia a questo. Per quello che riguarda l’Italia la situazione è ancora difficile e complicata perché chi doveva occuparsi del buon governo, quindi di governare moralmente il nostro paese sembra essersi dileguato. Adesso si sta cercando di rifare un’Italia morale ed il mio augurio è quello che si riequilibri il “gioco delle parti”, come diceva Pirandello, quindi i governanti governano in maniera buona ed equa.”
A.S. “La Commedia dell’Arte può essere utilizzata come strumento per smuovere le giovani generazioni ad interessarsi di più alla propria situazione socio-culturale?”
C.B. “Certamente, nel momento in cui la Commedia dell’Arte è costituita da una serie di tipi rappresentativi e i tipi rappresentativi sono quelli che rappresentano la gioventù, la borghesia, i rappresentanti dello Stato e i rappresentanti della cultura, siano essi del 1500, del 1700 o del 1900 non fa differenza, essi esisteranno sempre. Io penso quindi che la forma della commedia dell’Arte è una forma di spettacolo giovane, dove non esiste la quarta parete, dove ci si parla e si evocano i problemi della società sul palcoscenico. Attraverso questa forma di teatro si farà ridere delle nostre paure per liberarsi delle paure che gli altri ci hanno messo addosso.”
A.S. “Grazie maestro a nome di tutto il Come d’Arte.
C.B. “Grazie a voi. Siete dei missionari. Un grosso in bocca al lupo.”

intervista a cura di Alessio Sapienza, Alessandra Cappuccini e Federica Guzzon.

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